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Fanteria Italiana della Seconda Guerra Mondiale, 1939–1944
L’uniforme dell’Esercito Italiano fu la stessa per tutti i climi, ciò consente di dipingere i soldatini di questa scatola per rappresentare la fanteria italiana in tutti i fronti in cui fu impegnata. L’unica variazione riguarda l’elmetto che sul fronte africano venne spesso sostituito dal casco coloniale [nel 1933 l’Esercito Italiano aveva sostituito il vecchio elmetto Adrian della prima Guerra Mondiale con l’elmetto in acciaio mod.33. Come il precedente anche questo venne personalizzato dagli alpini con la tipica penna nera (bianca per gli ufficiali) sul lato sinistro; e dai bersaglieri con il piumetto sul lato destro. Da segnalare l’elmetto speciale da lancio, modello 42, utilizzato dai paracadutisti (NdT)]. I soldatini sono ricchi di dettagli ben scolpiti e facilmente pitturabili. L’inusuale scarso numero di pose ricorda che l’Airfix decise di commercializzarlo nonostante il lavoro dello scultore non fosse completato. Il risultato è che mancano tutte le armi di supporto a livello di plotone e di compagnia, come i mortai e le mitragliatrici leggere e pesanti, che ci si aspetterebbe di vedere in scatole di soldatini di questo livello.
Il Regio Esercito Italiano
Durante la Seconda Guerra Mondiale le truppe italiane dimostrarono slancio e coraggio in combattimento, una questione spesso ignorata nel dopoguerra in cui i vinti vennero derisi per tutte le sconfitte patite durante il conflitto. In realtà se le forze italiane non furono all’altezza di quelle alleate e tedesche la colpa fu del governo fascista, che non si preoccupò di preparare l’esercito alle necessità di una guerra moderna.
[Mussolini, pur conoscendo le gravi lacune delle Forze Armate, portò l’Italia in guerra a fianco della Germania il 10 giugno del 1940. Con i tedeschi già alle porte di Parigi contava su una guerra di breve durata, ma non fu così. Dopo una serie di sconfitte su tutti i fronti il 25 luglio del 1943 il Duce venne destituito, ponendo fine a 20 anni di regime fascista. L’8 settembre 1943 venne annunciato l’armistizio dell’Italia con gli Alleati. Il paese si trovò spaccato in due: nord e centro occupati dai tedeschi, che misero Mussolini a capo di un governo fantoccio, la Repubblica Sociale Italiana, alleato dei nazisti; il sud, dove era scappato il re Vittorio Emanuele III, occupato dagli Alleati, fermati sulla linea di Cassino, con i quali il governo Badoglio schierò l’Italia in qualità di cobelligerante (NdT)].
Ecco riassunte brevemente le principali cause dell’impreparazione militare italiana.
- Comandanti privi di esperienza. La maggior parte degli ufficiali inferiori proveniva da una classe di giovani inesperti, con una educazione universitaria alle spalle ed una scarsa preparazione militare. Si trattava di ufficiali di complemento tornati alla vita civile dopo un periodo di 18 mesi di servizio militare obbligatorio. All’epoca della mobilitazione circa 20.000 di essi vennero richiamati annualmente ed assegnati a reparti di fanteria. L’inadeguato addestramento al comando, e la mancanza di esperienza al combattimento, avrebbero influito negativamente nei rapporti interni tra gli ufficiali inferiori ed i loro reparti, plotoni e compagnie di fanteria [a questo si aggiungano la miopia e l’incompetenza dei generali dello Stato Maggiore, assai più preoccupati di fare carriera entrando nelle grazie del regime, che di provvedere alle necessità dell’esercito ed alla sua modernizzazione (NdT)].
- Equipaggiamento inadeguato. Le armi individuali e quelle in dotazione a livello di plotone e di compagnia erano antiquate e di livello inadeguato. Il fucile Carcano calibro 6,5 mm, con caricatore del tipo Mannlicher, risultava particolarmente carente, con una gittata molto corta, scarsa precisione ed una potenza decisamente inferiore rispetto a quella delle armi delle altre nazioni in guerra. I fucili mitragliatori Beretta cal. 9 mm erano armi eccellenti, ma questa arma leggera utilizzò a lungo solo le munizioni da 6,5 mm. La mitragliatrice Breda pesante da 8 mm aveva un meccanismo di caricamento complicato che ne riduceva significativamente la potenza di fuoco. Infine sia le mitragliatrici leggere che quelle pesanti erano note per incepparsi molto frequentemente, soprattutto se le munizioni non venivano prima ben lubrificate.
[Il fucile italiano di base era il celebre modello 91 (Carcano M1891) utilizzato nella Prima Guerra Mondiale. Negli anni successivi subì diverse modifiche da cui nacquero i modelli: ’91-24, 91’-28, ’91-38; e ’91-41; con le versioni fucile, moschetto e moschetto truppe speciali. Il calibro originale 6,5 mm venne potenziato nel 1938 con il 7,35 mm. Purtroppo durante la guerra furono usate le armi di entrambi i calibri, con i conseguenti problemi. Per quanto riguarda le armi automatiche il mitragliatore Beretta (più noto come MAB mod. 38, Moschetto Automatico Beretta, realizzato nel 1938), fu un’ottima arma ma la sua produzione fu molto limitata nel periodo 1940-43. Esso fu invece molto diffuso presso le truppe della Repubblica Sociale sia nel modello originale che nella versione migliorata (MAB 38-42). Alle mitragliatrici si deve aggiungere la Fiat Revelli M1935 da 8 mm (una versione poco migliorata della Fiat M1914 della Prima Guerra Mondiale), antiquata e facile ad incepparsi, il cui calibro si andava ad aggiungere ai troppi già in circolazione, aggravando il problema logistico delle munizioni al fronte. Anche il fucile mitragliatore Breda circolò nei due calibri: 6,5 per il modello M30, e 7,35 per quello M38(NdT)].
- Armi anticarro inadeguate. L’esercito italiano utilizzava come armi anticarro i vecchi cannoni austriaci Böhler da 47 mm che si rivelarono assolutamente inoffensivi contro le spesse corazze dei carri armati alleati. Fu quindi necessario utilizzare in prima linea i reparti di artiglieria in funzione di protezione anticarro per la fanteria. L’impegno fu sostenuto con onore, ma l’artiglieria pagò questo schieramento troppo avanzato con enormi perdite di personale e di mezzi. [All’inizio della guerra tutta l’artiglieria italiana risaliva alla Prima Guerra Mondiale, in gran parte preda bellica, solo il 3% dei pezzi era stata costruito dopo il 1930 (NdT)].
- Inconsistenza delle forze corazzate. La gran parte dei carri armati italiani erano buoni dal punto di vista meccanico, ma la corazzatura e la tecnologia erano di gran lunga inferiori rispetto a quelli avversari. Le corazze si spaccavano se colpite ed i carri italiani soffrivano di un assoluto svantaggio in combattimento. Incapaci di perforare quelli nemici, i mezzi italiani potevano essere facilmente messi fuori uso dalle molteplici armi anticarro alleate. I carri italiani, oltre ad essere poco potenti, erano scarsamente blindati e molto lenti, una combinazione che si rivelò micidiale. Le poche unità corazzate dell’Esercito Italiano si trovarono così ad operare sempre in netto stato di inferiorità tecnica con carri armati lenti e non protetti.
[Bisogna aggiungere che i carri italiani erano concepiti solo come sostegno alla fanteria. Per tutta la guerra l’Italia schierò solo carri ’medi’, armati di mitragliatrici e di cannoni di piccolo calibro, inferiori alle 15 tonnellate, cioè neanche la metà di carri come lo Sherman ed il T34. A tutto ciò si aggiungano le scarsissime capacità produttive dell’industria italiana che, a fronte delle decine di migliaia di carri usciti dalle fabbriche delle altre nazioni in guerra, per tutto il conflitto non riuscì a produrre che poche centinaia di carri. Nonostante l’assoluta inferiorità di mezzi i carristi italiani si batterono sempre con coraggio, pagando con la vita l’imprevidenza e l’ottusità del regime e dello Stato Maggiore (NdT)].
- Insufficiente mobilità. Le grandi unità di fanteria italiane erano quasi tutte appiedate. Una deficienza che ebbe disastrose conseguenze soprattutto sul fronte del Nord Africa dove, ogni volta che le esigenze strategiche costrinsero alla ritirata, solo i reparti motorizzati tedeschi ed i carristi italiani riuscirono a raggiungere la linea di difesa arretrata mentre intere divisioni, obbligate a percorrere a piedi centinaia di chilometri in mezzo al deserto, si ritrovarono accerchiate dalle colonne motorizzate nemiche e fatte prigioniere.
L’insieme di tutti questi fattori: l’inadeguata preparazione degli ufficiali, la scarsa potenza di fuoco, la mancanza di forze corazzate e la scarsa mobilità delle unità di fanteria, spiegano chiaramente i disastri a livello tattico, operativo e strategico cui andò incontro l’Esercito Italiano nel corso della guerra. Il semplice fatto di aver affrontato la guerra in simili condizioni di inferiorità fu di per sé un atto di eccezionale coraggio.
Contenuto della scatola
- Totale 48 soldatini in 7 pose, altezza 22 mm e mezzo
- 2 ufficiali con pistola e bustina in testa
- 8 soldati in ginocchio, con elmetto, che sparano con il MAB
- 8 soldati in piedi, con elmetto, che sparano con il MAB al fianco
- 8 soldati in piedi, con elmetto, che sparano con fucile Mod. ’91
- 8 soldati, con elmetto, che marciano con fucile Mod. ’91 in spalla
- 7 soldati, con elmetto, che avanzano correndo con fucile Mod. ’91
- 7 soldati distesi al suolo, con elmetto e fucile, che lanciano una bomba a mano
Valutazione
- Figure ottimamente scolpite. Le pose appaiono molto naturali e la postura è corretta. Le figure sono sottili facendole apparire più alte. Sulla scatola è riportato che i soldatini sono in scala 1:72 il che significherebbe una altezza reale pari a 62 centimetri e mezzo (5 feet, 4 inches). Corretta anche la scala delle armi in pugno ai soldati [ci sarebbe da notare il particolare che il mitragliatore in mano ai soldati, privo del caratteristico copricanna traforato, è il MAB modello 38, circolato pochissimo nel periodo bellico 40-43, e molto utilizzato invece dai repubblichini di Salò sia nella versione mod. 38, che in quella 38-42 (NdT)].
- Ottimi i dettagli di uniformi, armi ed equipaggiamento. Tutto è stato riprodotto accuratamente ed anche l’equipaggiamento in dotazione è correttamente indossato.
- Belle le espressioni dei volti, l’ufficiale sembra uscito dalla scena di un film. Solo questo soldatino giustificherebbe l’acquisto di una o di due scatole di questi soldatini.
- Eccellente la qualità della colata e la profondità dei dettagli, pochissime le sbavature.
- Niente armi di supporto. A differenza di altri set dell’Airfix questo non include armi standard della fanteria, come mortai e mitragliatrici. I costruttori di diorami ed i giocatori di war game dovranno convertire altre figure per sopperire a queste carenze.
- Solo 7 pose. Purtroppo questo set è molto lontano dallo standard Airfix di 12-15 pose ogni 45-50 soldatini. In considerazione dell’eccezionalità dei dettagli e della qualità delle sculture realizzate si ha la sensazione che completandolo si sarebbe realizzato uno splendido set di soldatini. I gruppi di mitraglieri potrebbero essere stati progettati ma non completati in tempo, il che giustificherebbe la loro assenza. Non lo potremo mai sapere.
- Le istruzioni per la colorazione sono incomplete. Il retro della scatola mostra il disegno di un fante in uniforme di colore grigio medio, con equipaggiamento di cuoio dello stesso colore. Senza i numeri di riferimento dei colori della Humbrol o della Revell il disegno non è di grande utilità. Andrea Mollo indica come ’grigio-verde’ il colore della divisa e dell’equipaggiamento. Gli ufficiali indossavano uniformi fatte di una stoffa migliore il cui colore risultava di color grigio-verde chiaro.
[L’Uniforme grigio-verde venne adottata nel 1908, con circolare n.458 del 4 dicembre, ad introdurla fu l’iniziativa di un civile, Luigi Brioschi, presidente della sezione milanese del Club Alpino Italiano, che a sue spese avviò la sperimentazione delle prime uniformi che mascherassero i soldati al tiro nemico. Nacque così il grigio-verde che caratterizzò il Regio Esercito Italiano nelle due guerre mondiali. Un colore molto vicino al grigio scuro con sfumature blu cobalto, leggermente più chiaro per le fasce poste intorno ai polpacci e per la camicia; la cravatta era più scura ed alcuni reparti l’avevano anche rossa o nera. La giacca a collo aperto venne introdotta nel 1933. Un’uniforme con ’giacca e cravatta’ assai poco pratica, con pantaloni a mezza gamba ricadenti larghi sotto al ginocchio, e con i polpacci stretti nelle stesse ’fasce’ che già avevano fatto impazzire nel fango delle trincee del ’14-’18, oltre agli italiani, i soldati francesi, inglesi ed americani. La buffetteria in cuoio dei soldati era dipinta in color grigio-verde mentre per gli ufficiali il cinturone con spallaccio che sosteneva la pistola era in cuoio marrone. Come già detto gli ufficiali avevano uniformi di migliore qualità, molte confezionate su misura da sarti civili, di colore grigio chiaro; ai piedi indossavano stivali neri da cavallerizzo, molto eleganti per il passeggio, ma assolutamente inadatti sul campo di battaglia. I gradi erano indicati da strisce sopra il paramano e da stellette ricamate sul lato sinistro della bustina. Sottufficiali e caporali avevano, come oggi, i gradi a "V" indicati su entrambe le maniche tra gomito e spalla (NdT)]
Utilizzo Storico
- Fanteria Italiana in uniforme grigio-verde
- Alpi Occidentali, giugno 1940
- Grecia, 1940-41
- Etiopia ed Africa del nord, 1940-43
- Jugoslavia, 1941
- Russia, 1941-43
- Difesa della Sicilia, luglio 1943
- Combattimenti contro i tedeschi, settembre 1943
- Campagna d’Italia (cobelligeranza), 1944
- Guerra Partigiana, 1943-45
- Fanteria Italiana in uniforme avana chiaro
- Etiopia, 1940-41
- Africa del nord, 1940-43
- Combattimenti contro i tedeschi, settembre 1943
- Campagna d’Italia (cobelligeranza), 1944
Conversioni Possibili
- Fanteria italiana con casco coloniale. Le uniformi possono essere dipinte in khaki per rappresentare l’uniforme tropicale che era molto simile a quella metropolitana. Alcune figure possono essere convertite sostituendo l’elmetto in acciaio con il casco coloniale preso dall’Afrikakorps dell’Atlantic o dalla scatola della fanteria nord vietnamita dell’ESCI. L’equipaggiamento in cuoio color grigio verde era utilizzato anche in Africa.
[Ciò non è del tutto esatto in quanto in Africa -Deo gratia- non veniva utilizzata la cravatta ma la giacca, o solo la camicia, con il collo aperto, e molti reparti indossavano pantaloni corti. Molti soldati, inoltre, avevano in dotazione la sahariana, una giacca-camicia color avana di taglio molto diverso dalla normale uniforme (cfr. Waterloo 1815, "Fanteria Italiana at El Alamein", AP006 (NdT)].
- L’esercito della Repubblica Sociale Italiana nel 1944-45 indossava uniformi italiane con l’elmetto o il berretto con visiera dei tedeschi. Queste truppe combatterono a fianco dei tedeschi sul fronte italiano ma soprattutto vennero utilizzate nella guerra antipartigiana.
[Anche qui sono necessarie alcune precisazioni. I reparti creati nell’esercito di Salò furono molti: Brigate Nere, Guardia Repubblicana, X Mas, cui si aggiunsero le divisioni addestrate in Germania, e le loro uniformi, anche per sottolinearne la discontinuità politica, erano diverse da quelle del vecchio Regio Esercito (alcune vennero disegnate dallo stesso Mussolini). L’elmetto rimase il glorioso mod.33 mentre come berretto, oltre quello con visiera alla tedesca, venne in gran parte utilizzato un basco alto sulla fronte, una novità assoluta per le truppe italiane, in dotazione anche ai primi reparti di ausiliarie italiane. Anche il colore dei capi dell’uniforme, in cui abbondarono maglioni e camicie nere, spesso variò dal tipico grigio-verde (cfr. Waterloo 1815, "X Mas 1943/45 - RSI" AP010 (NdT)].
Bibliografia
La ristampa fatta dalla HäT del vecchio set dell’Airfix è una aggiunta benvenuta nel crescente sviluppo delle scatole dedicate agli eserciti della Seconda Guerra Mondiale. Meravigliosamente scolpiti i dettagli della camicia con cravatta, quasi un’anticipazione delle moderne divise da libera uscita utilizzate oggi da tutti gli eserciti (ma non in battaglia!). Dipingere questi soldatini darà molte soddisfazioni, soprattutto a chi saprà dare risalto ai molti particolari dell’uniforme.
Al genio che ha dato vita a questo set dovrebbe essere affidata la realizzazione di molti altri lavori.
(traduzione e note di Andrea David Quinzi)
HaT Industrie Soldatini
Domande più frequenti
Per ulteriori informazioni, per favore contatta la redazione di Rivista Military Miniatures nel Miniatures Forum.
Soldatini Italiani della Seconda Guerra Mondiale
– Pubblicato: 1997 – Aggiornato: 11.07.2007
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